Preservare la fertilità significa offrire un futuro riproduttivo a tutte quelle donne che per malattia, per riduzione della riserva ovarica o per problemi sociali devono procrastinare la gravidanza.

La preservazione della fertilità rappresenta oggi una campo di grande interesse scientifico e sociale in quanto grazie all’avvento e al perfezionamento delle tecniche di vitrificazione si è aperta la possibilità di offrire la maternità anche alle donne affette da neoplasie o da altre patologie che possano compromettere la funzionalità ovarica.

Sono sempre più numerose le donne che hanno necessità di ricorrere alle strategie di preservazione della fertilità. Le principali motivazioni riportate dalle pazienti, sono rappresentate da:

  • Patologie neoplastiche che necessitino di chemioterapia e/o radioterapia;
  • Endometriosi moderata-severa che richieda interventi chirurgici ripetuti che impoveriscono fino a ridurre quasi del tutto la riserva ovarica;
  • Patologie autoimmunitarie che prevedano sempre l’uso di farmaci chemioterapici o comunque di sostanze incompatibili con la gravidanza da assumere per lunghi periodi di tempo ;
  • Elevato rischio di menopausa precoce
  • Ragioni sociali che impediscano l’insorgenza di una gravidanza in situazioni in cui l’età è favorevole e di posticiparla a momenti di maggiore serenità economica e/o lavorativa.

Il grafico sottostante, tratto da uno studio pubblicato da Garcia-Velasco et al nel 2013 sulla rivista scientifica “Fertility and Sterility”, riporta schematicamente le principali indicazioni.

Preservazione- della fertilità grafico Garcia-Velasco

La patologia neoplastica in età riproduttiva rappresenta ad oggi un campo in via di continuo studio. In passato si riteneva che il cancro fosse una malattia spesso incurabile, pertanto il problema “fertilità” veniva considerato marginale rispetto alla malattia di partenza.

Oggi le linee guida italiane pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità in accordo con le linee guida americane mostrano come grazie al progresso scientifico sono sempre più numerose le persone che sopravvivono alla malattia tumorale.

Secondo i dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità in Italia circa il 3% del totale dei tumori maligni viene diagnosticato in pazienti con età inferiore ai 40 anni. In quest fascia d’età i più comuni tumori nella donna sono rappresentati da carcinoma mammario, tumori della tiroide, melanoma, carcinoma della cervice e del colon retto mentre nell’uomo risultano più frequenti i tumori del testicolo, il carcinoma del colon retto, il melanoma, il linfoma non Hodgkin ed i tumori della tiroide.

La possibile comparsa di infertilità a causa dei trattamenti anti-proliferativi (chemioterapia-radioterapia) ed il disagio psicosociale ad essa legato sono temi di importanza crescente non solo in considerazione del miglioramento della prognosi nei pazienti oncologici in età riproduttiva, ma anche a causa della spostamento in avanti dell’età della prima gravidanza nei paesi occidentali.
Un buon counseling è un momento essenziale nel processo decisionale del paziente. È importante che tutte le pazienti e/o i pazienti con diagnosi di tumore in età riproduttiva vengano adeguatamente informati del rischio di riduzione della fertilità in seguito ai trattamenti antitumorali e delle strategie oggi disponibili per ridurre tale rischio. Il processo decisionale viene rappresentato in questo diagramma di flusso tratto dalle linee guida americane.

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